
La popolazione delle valli bergamasche e bresciane è tradizionalmente
molto devota alla Madonna, basti pensare che nella sola provincia
di Bergamo i santuari dedicati alla Vergine sono ben centotto. Anche
nell'Alto Sebino le chiese dedicate alla Madonna sono molte. Le più
importanti sono la
Madonna della Torre,
S. Maria e
la
Madonna della Neve.
Il posto più amato dai fedeli a
Sovere è senza ombra di dubbio il santuario della
Madonna della
Torre che è considerato uno dei più antichi della Bregamasca. Si
racconta che la sua origine sia dovuta dall'imperatore Carlo Magno,
nell'anno 801. Questo santuario ogni anno, la prima domenica del mese
di maggio è teatro della "Festa della Madonna della Torre".
Santa Maria venne edificata tra il 1473 e il 1480 per il volere e l'intervento
delle famiglie di antica nobiltà loverese come i bazzini e i Celeri
e della ricca corporazione dei produttori di panno. Questi, allora
attivi in Lovere, hanno disseminato nel tessuto urbano cospicue
testimonianze della loro floridezza economica. Una di queste è
proprio il quartiere che prende il nome di "Borgo Santa Maria",
che edificato nel XV secolo oltre le mura del vecchio centro
medioevale per far luogo a dimore e magazzini di alcuni fabbricati
si è concluso con la costruzione del nuovo tempio a testimonianza
della "pietas" e della munificenza di chi l'aveva voluto.
Edificio di notevoli dimensioni, (m. 75 di lunghezza x m. 25 di larghezza),
Santa Maria viene edificata lungo l'alveo naturale di un torrente - la Val Vendra -
cosa che comportò alcuni delicati interventi d'ingegneria idraulica per regolamentarne il
corso. Ha l'ingresso principale sulla via di comunicazione diretta tra Bergamo e la Valle
Camonica ed è costruito a pianta basilicale su tre navate con abside poligonale orientato a
levante; le sette cappelle sul fianco sinistro vennero completate nei tre secoli successivi.
I modi architettonici sono propri del Rinascimento lombardo con forti influenze venete. Purtroppo
nessun indizio è venuto alla luce sull'identità del progettista anche se sulla base di un'attenta
analisi è possibile formulare qualche ipotesi sugli stili architettonici seguiti nel corso della
sua edificazione.
La progettazione iniziale doveva prevedere un edificio di forme
goticizzanti, a similitudine di quelli noti ai locali committenti e fabbricanti di panno che
"esportavano" i loro prodotti oltre le Alpi verso i paesi di cultura germanica, e
che inoltre disponevano di magazzini nei centri altoatesini. A quel
primo progetto e a quel primo progettista, forse proveniente da paesi
più settentrionali, ne fu sostituito un altro che rielaborò il
progetto, completò l'edificio e ne improntò tutta la struttura
interna secondo il gusto rinascimentale ormai impostosi in Lombardia.
La decorazione pittorica è stata realizzata in momenti successivi
e ha visto il contributo di diversi autori.

Quando si parla di chiese a Pisogne, non di può dimenticare S. Maria della
Neve luogo nel quale Girolamo Romanino lasciò alcune fondamentali
testimonianze del proprio percorso artistico, in sintonia con le
espressioni della religiosità popolare.
Beata Vergine della
Neve (sec. XV). Santuario mariano col titolo "Madonna della
Neve", indicato come "S. Maria vecchia" nella visita pastorale del
1562. Diventò la chiesa del Convento dei Domenicani (eretto nel 1580),
ora adibito a ospizio per anziani. La neve d'agosto, e a Roma!...,
giunse davvero, così narra una delicata leggenda medievale, quel 5
agosto 352 sul Colle Esquilino; la Vergine, apparsa al patrizio
Giovanni, ottenne così la sua chiesa, una delle più illustri e più
belle della cristianità: Santa Maria Maggiore. In quel di Brescia
questa denominazione è abbastanza diffusa e in Val Camonica il
simbolico candore della neve è dedicato alla Vergine, in questo
famoso santuario
romaniano, a Piazze d'Artogne e in vari
Oratori dei Disciplini. Tempio di somma bellezza e di riposante
vista per la sua geniale semplicità di linee, indimenticabile
per chi ha la fortuna di visitarlo con attenzione, degno di una
cittadina che in quei tempi - dal sec. XII al sec. XV - la giocava
da protagonista in Val Camonica. E' tutto da godere esteticamente...
Si scrisse, già nel 1865. La chiesa fu magazzino, caserma, scuola
(1870), ecc. Tanto che, per fare un esempio, il
Cristo alla
Colonna, un tempo ammirato nell'interno del vampanile, è
scomparso e per sempre. C'è chi ha scritto che qui il
Romanino
ha fatto uso di "uno stile libero ed espressionista, anticlassico,
pieno di foga ed eccitazione e nello stesso tempo in linea con la
nuova spiritualità che la Controriforma stava imponendo, capace di
recepire le espressioni della religiosità degli strati popolari più
poveri". Il fatti è condivisibile se alla parola Controriforma si
sostituisce, con migliore aderenza alla realtà storica, la Riforma
(si vedano le opere di Jedin e del nostro grande storico Mario
Bendiscioli).
Ciclo di affreschi del Romanino
Annunciazione (1532 - 34). Sull'arco trionfale. "Sulla parete
sinistra del presbitero si conserva, sotto vetro, un Redentore delicato"
Cena in casa di Simone Fariseo - ingresso di Gesù a Gerusalemme "Anche
l'asinello sembra partecipare al trionfo". Ricordiamo che l'asino,
nel regno di Erode, era considerato una cavalcatura reale.
Lavanda
dei piedi - Ultima cena "E' certo presente il modello di
Leonardo... ma alle esperienze statiche toscane, sostituisce
il momento dinamico dell'
uno di voi mi tradirà".
E ancora: "... la linea dei profili poi scende per culminare
col capo di Cristo, aureolato, e investito dalla luce della
bifora di fondo".
Discesa
di Gesù al Limbo - ("Discese all'inferno. E il terzo giorno
resuscitò..", recitava il Simbolo Apostolico). "Nella discesa al
Limbo è da notare che dinanzi ad Abramo, sta, sfaciata, una porta,
secondo il Responsorio del mattutino del Sabato Santo: "oggi il
nostro Salvatore ha spezzato a un tempo le porte della morte e i
loro serrami".
Risurrezione - In prospettiva "centrale"
segue l'occhio dell'osservatore mantenendosi, appunto, al
centro.
Dopo aver visitato il magnifico tempio della
Madonna della Neve, vi consigliamo la visita alla parrochiale
di Pisogne dedicata a
S. Maria Assunta (1798). Iniziata
il 29 settembre 1769 (posa della prima pietra), su disegno di ordine
corinzio di Antonio Marchetti, architetto, gesuita e canonico di S.
Nazzaro in Brescia, presenta il "più bel colpo d'occhio che in
questo genere si possa desiderare ed è ritenuta una delle più
grandiose chiese che si vedono in provincia"; terminata con la
direzione dell'abate architetto G. A. Turbini nel
1798.

Restaurata (1981- 1983). Sul fondo della Piazza del Mercato, su un rialzo
verso la montagna, preceduta da una scalinata a due risalite
simmetriche, si erge questo grandioso tempio, il più vasto della
Val Camonica e uno dei più vasti della provincia di Brescia. Questa
chiesa, in stile impero, di grande semplicità e maestosità, ha una
lunghezza complessiva di m 53.90; la platea è larga m 23.00,
alta m 25.52; il presbitero è largo m 15.50 con piloni dallo
spessore di m 5. Per costruire una maestosa chiesa parrocchiale,
degna di ospitare il corpo di S. Costanzo martire, giunto da Roma,
nel 1714, per interessamento dei fratelli Nicolò e Domenico Fanzago,
il disegno venne affidato, nei primi anni del Settecento, allo
scultore Andrea Fantoni che verso il 1715 concluse la "Pianta per la
nuova parrocchiale di Pisogne - A.457", esistente nel Museo Fantoni
di Rovetta: "Penna con acquarello giallo; parti a matita; composto
di tre pezzi; cm 100x49,5. Foglio incollato in alto a destra, con
scritta autografa di Andrea: "La chiesa vecchia di Pisogne sono
quadrini 1450. Il presente disegno esprime quadrini 2540; sarebbe
di più quadrini 890". Il disegno di A. Fantoni non fu realizzato
per varie cause, non ultima l'incertezza sulla scelta del
luogo.